Milano, 22 giugno 2026 – Nel dibattito sull’adozione dell’intelligenza artificiale in ambito industriale, la domanda più utile non è “cosa può fare l’IA” ma “cosa non può fare”, almeno oggi, in maniera affidabile. Valente Spa, azienda milanese specializzata in progettazione e fornitura di rotaie, ha provato a capirlo mettendo alla prova l’IA su un caso reale per constatare, dati alla mano, quali sono oggi i suoi limiti nella progettazione industriale.
La sperimentazione, insieme a Made Scarl e al Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, si è appena conclusa. Nasceva, da parte di Valente Spa, per valutare l’integrazione dell’IA nei propri software di progettazione industriale, così da eliminare passaggi ripetitivi nei processi di lavoro e, quindi, per accorciarli e semplificarli.
È stato testato un caso specifico: la progettazione di locomotore full-electric destinato a tunnel e miniere. In pratica: un trenino minerario, adatto alla circolazione sotterranea sia per il trasporto di materiali, sia per portare turisti in visita in vecchi giacimenti dismessi (sono circa 90, oggi le ex miniere italiane recuperate e accessibili a scopi turistici, molte sono dotate di trenini come questi). È un prodotto che Valente fornisce spesso: il suo core-business sono le “rotaie speciali” per porti, gallerie, miniere e cantieri e alcuni componenti che si muovono su rotaia.
Il risultato della sperimentazione è chiaro: oggi l’IA non è in grado di progettare da sola un locomotore e produrre tutta la documentazione tecnica. L’idea che basti “chiedere” a un modello di intelligenza artificiale di generare un progetto completo non è realistica quando entrano in gioco requisiti tecnici, vincoli di sicurezza e necessità di tracciabilità tipiche dell’industria. Il progetto ha però indicato una via percorribile: non un’IA che sostituisce gli ingegneri, ma un assistente integrato nel lavoro quotidiano che snellisca le attività di routine, aiuti nelle verifiche e renda più semplice il recupero di informazioni e soluzioni già adottate in progetti simili. È emerso che l’IA può portare beneficio anche nella gestione della corrispondenza commerciale e nel produrre documentazione tecnica, ma sempre e solo con supervisione umana.
«Abbiamo scelto un approccio realistico: capire dove l’IA funziona e dove non è ancora matura – dichiara Alberto Menoncello, CEO di Valente S.p.A -. La nostra è un’azienda da old economy che guarda con molto interesse all’intelligenza artificiale quando porta benefici misurabili: l’abbiamo utilizzata in lavori recenti e complessi, come la realizzazione delle nuove banchine al porto di Ravenna. Ma il nostro esperimento conferma che l’IA è un acceleratore, non un sostituto. Non può e non deve mettere in secondo piano sicurezza, qualità e tracciabilità». Comunicato Valente Spa del 19 giugno 2026
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