RFI_MuseoPietrarsa_manifestazione_2013_08_06_BertagninA_083Napoli, 1° agosto 2017 – Farà tappa al Museo di Pietrarsa il tour internazionale “Tamburi di pace 2.0 / Treni d’Europa. Protagonisti dell’evento saranno la ESYO, European Spirit Youth Orchestra, diretta dal Maestro, Igor Coretti-Kuret che da vent’anni seleziona giovani talenti musicali in tutta Europa e il giornalista e scrittore Paolo Rumiz, voce narrante che leggerà alcuni brani ispirati al mondo ferroviario da lui tanto amato.
Un evento sinfonico dedicato a uomini e donne che migrano per lavoro, disperazione, curiosità, amore o pura inquietudine. L’evocazione corale di esistenze che cercano spazio oltrepassando valichi, confini, pianure, fiumi, reticolati e terre desolate. Per info http://www.parmaconcerti.it/spettacoli/tamburi-di-pace/ Comunicato FS Italiane

Di Paolo Rumiz

– Pietroburgo. Stazione Baltiskaja, molti anni fa. Un treno parte, si stacca da una donna bionda che piange, persa in una folla di baltici, mongoli, caucasici, centroasiatici e siberiani, sferraglia verso laghi incrostati di ghiaccio e fiumi gonfiati dal disgelo.
Ronzio soporifero, betulle.
Alla prima frontiera il treno si ferma nella neve in attesa dei controlli. Il vagone s’è svuotato. Sono solo. Tiro fuori il mio panino. Mangio in silenzio. A un tratto vedo un topolino uscire da un radiatore e andare verso le briciole cadute dalle merende dei passeggeri. Depongo a terra una scaglia del mio formaggio. Si avvicina, prudente. Mi guarda, in piedi sulle zampette posteriori. Si fida. Siamo amici. Lo riconosco: è il viaggiatore leggero.
Penso: quel topolino è nato sul treno, i suoi genitori e nonni forse anche. Non ha patria. Attraversa frontiere senza bisogno di documenti. Se ne frega dei visti e dei reticolati. Nascosto nel suo pertugio, ascolta le storie della gente. Conosce il mondo, è un narratore.
Da allora, quando scrivo le mie storie, è come se fosse lui, quel topolino ferroviere, a sussurrarmele all’orecchio.

– C’è un librone rosso con gli orari ferroviari dell’intera Europa alla vigilia della grande guerra. Si chiama Bradshaw Continental Railway Guide e ha ben duemilasettecento pagine in cui dice tutto: tariffe, valute, fusi orari, pesi, misure, servizi telegrafici e postali. Sono i numeri di un mondo già perfettamente globalizzato. Stesso odore di ferro e carbone da Edimburgo ad Astrakan, dalla Gare de Lyon di Parigi al capolinea di Sirkeci a Istanbul. In un inserto pubblicitario c’è scritto: Canadian Pacific, observation car service, vagone panoramico transalpino da Berlino a Trieste. Prenotazioni a Zurigo, Salisburgo, Innsbruck e… Trieste. Oppure: da Londra ad Alessandria d’Egitto via Simplon Express e vapori del Lloyd Austriaco ogni domenica e venerdì – every sunday and friday – da Trieste e Brindisi!
Eccola, la potenza europea a un passo dall’auto-annichilimento. Quarantotto pagine di sole stazioni, quarantotto pagine scritte in caratteri microscopici con trecento stazioni ciascuna, come dire quattordicimila stazioni, come dire cinquantamila treni, come dire trecentomila vagoni, come dire il cielo intero dall’oceano agli Urali solcato dagli stessi fili di fumo nerastro. Viaggi incredibili: da Bergen al Marocco via Copenhagen, Stralsund e Gibilterra… E poi, sentite qua, South Manchuria Railway, da Londra a Shanghai via Dairan in 14 giorni, con a bordo su ogni treno un medico-chirurgo altamente qualificato e una postazione di telegrafo senza fili, e ovunque pubblicità: inglese, francese, tedesca, e compagnie con filiali in ogni capitale! E banche, e spettacoli, e industrie, e assicurazioni! Nel 1913! Il mondo che va a gonfie vele!

– Alla stazione di Napoli, per capire dove sono i napoletani, devi scendere nel termitaio. Sotto c’è Napoli collegamento, capolinea della Circumvesuviana.  E sotto ancora Porta Garibaldi con il metrò. E’ qui che comincia il più straordinario labirinto ferroviario d’Italia.
“Un biglietto per Poggiomarino via Torre Annunziata, per favore”. E si parte, si vola per viadotti sopra un mare di case, orti, condomini, antenne tv, noccioli, fabbriche, masserie, torrenti, cantieri, campi di pomodori. Su questo trionfo della deregulation il treno incrocia un altro ponte, ancora più alto, lo svincolo della Napoli-Avellino e della Caserta-Salerno. La ferrovia ha la testa in cielo e le fondamenta nel formicaio, tra le moltitudini schiacciate dal Dio Trasporto.
Scatti, accelerazioni, adrenalina. Il macchinista guida gagliardo, con un’andatura che si spezza continuamente. Il vagone è pieno, qui non ci sono rami secchi. Genitori giovani con tre figli, uno in braccio e due attaccati alle gambe. Donne carnose, esagerate. Uomini con la cravatta allentata. Fanciulle con ombelico in mostra. Badanti ucraine forti come corazzate. Ragazzi con brillantina. Marocchini confabulanti. Zoccolette ventenni. Un ciclista. Decine di borse di plastica.
Finestrini abbassati, vortici d’aria. “signo’, chiudete ‘o finestrino”. Risposta “’A prossima vota metteteve ‘a sciarpa”.
Il treno passa tra gallerie e giardini di limoni, stratificazioni di terrazze, case e balconi ‘n coppa ‘o mare. Contro i ladruncoli che colpiscono prima delle fermate, ecco i vigilantes viaggianti. Uno ha gli stivaloni da motociclista e il telefonino con la suoneria da Guerre Stellari. Fantastico.

 

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