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Roma, 17 marzo 2015 – Il numero dei morti sui binari in Italia è in calo: dai 62 del 2013 ai 61 nel 2014. Il valore è sostanzialmente allineato con la media dei principali paesi europei (presi a riferimento per traffico, estensione della rete, organizzazione e sistemi tecnologici) ed è inferiore al trend dell’Unione europea in generale. Anche il numero degli incidenti classificati come gravi rimane sostanzialmente in linea rispetto ai maggiori stati dell’Ue e al valore medio del periodo: lo scorso anno sono stati 114. Il volume complessivo di tutti gli incidenti (gravi e lievi) è in diminuzione.
Tuttavia, non bisogna abbassare la guardia. “L’obiettivo dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie – spiega Amedeo Gargiulo, Direttore dell’ANSF – è quello di portare gli incidenti e le vittime a zero. I dati che presentiamo oggi sono confortanti ma c’è ancora molto da fare sul fronte delle procedure tecniche, della manutenzione e della sensibilizzazione dell’utenza verso i pericoli in ferrovia”. La Relazione sulla sicurezza ferroviaria nel 2014 è stata presentata oggi dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie presso la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, alla presenza del Presidente Michele Meta e del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi. Si tratta di una versione preliminare, con dati non ancora consolidati, che anticipa il Report annuale che, come da obbligo di legge, verrà inviato a settembre al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Sulle 101 vittime (61 morti e 40 feriti gravi) registrate lo scorso anno, 88 sono i pedoni che hanno tenuto comportamenti indebiti in ambito ferroviario: 55 i casi di decesso per attraversamento dei binari a cui si aggiungono 33 feriti gravi. Gli altri possono essere riconducibili a problematiche legate agli aspetti tecnici, gestionali e manutentivi: tre operai investiti da un convoglio durante lavori in cantiere, due ferimenti gravi tra il personale delle imprese ferroviarie avvenuti in un urto contro una frana e in manovra.
Sono passati dai 23 del 2013 ai 26 del 2014 gli incidenti gravi riconducibili a cause tecniche (come per esempio deragliamenti e collisioni). Aumenta il numero di quelli legati all’indebita esecuzione di procedure ferroviarie: l’errata applicazione di procedure di esercizio e manovra ha generato 7 incidenti gravi, rispetto ai 3 del 2013. In aumento anche le conseguenze del dissesto idrogeologico e dell’indebita presenza di veicoli stradali sulla sede ferroviaria. Diminuisce invece la componente legata alle cadute dei passeggeri da treni in movimento e alla scarsa o cattiva manutenzione: l’incidenza sugli incidenti gravi passa dall’8% del 2013 al 5% del 2014. Ma continua ad essere la causa del 20% degli incidenti (gravi e lievi) e del 27,5% di tutti gli eventi in ferrovia. Inoltre, gli esiti dell’attività ispettiva di ANSF hanno evidenziato non conformità nel 10,8% dei controlli (5% sull’infrastruttura e 20% sui veicoli). Lo scorso anno gli incidenti gravi legati alla manutenzione sono stati 6: 3 da ricondurre a problemi manutentivi dell’infrastruttura e altri 3 per scarsa manutenzione dei veicoli. Questo tema rimane uno degli aspetti su cui ANSF sta focalizzando l’attenzione. In primis, si rileva una persistente difficoltà da parte di RFI ad indagare tempestivamente ed efficacemente le problematiche manutentive, adottando i provvedimenti migliorativi. Inoltre, si rileva un numero crescente di incidenti lievi per i veicoli (come per esempio il consistente numero di principi di incendio alle locomotive) che testimoniano un’inefficace presidio della manutenzione da parte dei soggetti preposti. Le problematiche manutentive dei veicoli hanno anche una rilevanza sovranazionale, considerata l’apertura del mercato ferroviario e che la maggior parte del materiale rotabile è gestito da società estere. L’impegno dell’ANSF è rivolto quindi ai tavoli internazionali, dove ha riportato un importante risultato ottenendo l’obbligatorietà in Europa dei criteri di tracciabilità e dei piani di manutenzione per i carri merci, già introdotti in Italia a seguito del grave incidente di Viareggio.
L’altro fronte caldo è quello degli investimenti dei pedoni, che anche nel 2014 sono stati la causa più ricorrente degli incidenti gravi, per il quale l’Italia si attesta sopra il valore medio nel confronto con gli altri paesi europei. Il 73% degli investimenti (comprese le persone investite ai passaggi a livello) si sono verificati nelle 5 regioni che sviluppano circa il 30% del traffico ferroviario: Lombardia, Lazio, Toscana ed Emilia Romagna e Liguria. Questi eventi sono maggiormente concentrati in prossimità dei nodi urbani e metropolitani come per esempio Roma, Milano, Genova, Caserta e Bologna. Anche se la causa va ricercata principalmente nei comportamenti individuali, l’ANSF è scesa in campo con un’ampia campagna di sensibilizzazione coinvolgendo la Polizia Ferroviaria, la Federazione Italiana Pallacanestro e Rugby e molti uffici scolastici regionali. Ha inoltre chiesto alle imprese ferroviarie e al Gestore della rete un’azione incisiva di collaborazione per limitare gli accessi alle aree più a rischio. Tra il 1990 e il 2013 sono stati eliminati il 47% dei passaggi a livello. Il programma di soppressione continua, affiancato da una serie di misure per rendere questi “incroci” più sicuri. Comunicato ANSF

 

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