Ferrotramviaria-E483_040+E483_041FT-TrenoTCS51085MilanoSmistamentoFalconara-Melegnano-MI-2013-06-30-DestasiAlessandro-2-wwwduegieditriceit-WEBRoma 29 luglio 2014 – “Il decreto competitività trasforma in legge la stangata preannunciata i primi di gennaio da  RFI alle imprese ferroviarie – una stangata da  7,5 milioni di euro per il solo primo trimestre 2014, valutabile in oltre 20 milioni di euro su base annua – come conseguenza della decisione dell’Autorità dell’Energia Elettrica, che di  punto in bianco ha  aumentato il costo dell’elettricità per l’infrastruttura ferroviaria e ridisegnato in modo unilaterale il quadro delle esenzioni per questo tipo di costi all’inizio dell’anno”
E’ con questo grido di allarme che le imprese ferroviarie aderenti all’ASSTRA che operano i servizi cargo denunciano le conseguenze disastrose per questo sistema della malaugurata trasformazione in legge con l’art. 29 del decreto competitività della delibera n. 641 del 27/12/2013 dell’Autorità elettrica . L’articolo 29 stabilisce infatti che il regime di sconti ad RFI per l’elettricità consumata sui binari si applichi solo ai “ trasporti del servizio universale” e, dopo l’emendamento presentato dal Governo la settimana scorsa, anche ai “servizi transfrontalieri “
”E’ peggio di  una scossa elettrica mortale per il trasporto interno su ferro del Paese – commenta Massimo Nitti, vice presidente di ASSTRA e coordinatore del settore ferro dell’associazione -  Le nostre imprese ferroviarie, che gestiscono il trasporto merci, non possono reggere ad un aumento dei loro costi per accedere all’infrastruttura ferroviaria nazionale. Queste imprese, già colpite duramente dalla crisi economica,  sono di fatto abbandonate col cerino in mano di fronte all’aumento dei costi dell’elettricità che si ripercuoteranno sui costi di acceso alla rete. L’emendamento del governo aggiunge al danno anche la beffa. Non si capisce il motivo per cui debba essere solo il mercato interno del trasporto su ferro a pagare l’aumento dei costi energetici”
“Un’iniziativa politica deleteria per l’economia nazionale, conclude Nitti,  che va nel senso opposto alla salvaguardia dell’ambiente e della sostenibilità sociale ed economica,  un fatto inaccettabile  che  rischia di provocare danni incalcolabili. Fonte ASSTRA

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Genova 25 luglio 2014 – FuoriMuro affida al suo Presidente Guido Porta il compito di lanciare un accorato appello al Governo, e in particolare al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Ministero dello Sviluppo Economico, affinché sia immediatamente rivista l’ultima formulazione della norma contenuta all’interno del Decreto Competitività (Art. 29, attualmente in fase di conversione in legge) che prevede un consistente aumento tariffario dell’energia elettrica utilizzata per la trazione che le Imprese Ferroviarie cargo italiane dovranno corrispondere per il traffico sviluppato all’interno del nostro Paese.
Se fino a ieri l’aumento avrebbe riguardato tutte le Imprese Ferroviarie, con pesanti conseguenze per quelle private che nei giorni scorsi avevano levato la voce attraverso l’Associazione di categoria FerCargo, a seguito di un ulteriore emendamento del Ministero dello Sviluppo Economico applicato nella notte di ieri, l’aggravio riguarderà esclusivamente i traffici domestici, mentre ne saranno esenti quelli trasfrontalieri, che hanno quindi origine o destino all’estero.
“Una scelta irrazionale e opposta al buon senso” – commenta l’Ing. Guido Porta, Presidente di FuoriMuro e InRail, che spiega – “E’ proprio il traffico domestico, infatti, ad essere già penalizzato poiché risente maggiormente della concorrenza del trasporto su gomma”.
Secondo Porta la conversione in legge della norma avrà un gravissimo impatto non soltanto sulle Imprese Ferroviarie, ma anche sui porti e sull’intero sistema logistico italiano: “Gli effetti della norma? Sono tre: mettere in ginocchio il traffico ferroviario interno, isolare i porti e condannare al default le Imprese a capitale italiano, vocate alla crescita del sistema logistico del nostro Paese”. Fonte Fuorimuro
NdR: un paese veramente strano il nostro con queste scelte “ignoranti”, mentre nel resto d’Europa si cerca di incentivare il trasporto delle merci su ferrovia rispetto a quello via strada. Dov’è la tutela della sicurezza e dell’ambiente? I contratti del trasporto ferroviario, pur essendo diversi da impresa a impresa, danno comunque garanzie di salvaguardia e conseguentemente di sicurezza sia del personale che del servizio. Al contrario la deregulation del trasporto su gomma, con dipendenti assunti all’estero con contratti meno tutelanti rispetto a quelli nazionali, con la mancanza di un’adeguata forza di Polizia Stradale (il numero degli addetti è praticamente lo stesso di quarant’anni fa) che riesca a contrillare efficacemente le nostre strade, fa sì che le stesse siano luoghi ad alta pericolosità non solo per gli addetti stessi ma per chiunque oggi debba percorrerle. Possiamo anche tralasciare – ma non lo facciamo – il discorso dell’inquinamento: sui biglietti ferroviari di Trenitalia viene calcolato il CO2 consumato rispetto all’aereo o all’auto, perchè non fare un calcolo sul trasporto merci ferroviario comparato a quello stradale per t/km? Anche l’infrastruttura ferroviaria realizzata in questi dieci anni è limitante: ad oggi sulle linee nate come AV/AC (Alta Velocità/Alta Capacità) non c’è nessuna locomotiva atta al trasporto merci che sia stata omologata e nessun treno merci ordinario è mai transitato su una di queste nuove linee. Di fatto il tanto strombazzare e pubblicizzare l’alta capacità delle linee AV/AC si è ridotto ad avere solo linee dedicate all’AV. Se le forze politiche pensano di rianimare il paese facendo anche queste scelte “ignoranti”, auguri!!!

 

 

 

 

 

 

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